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Beata Vergine della Spina

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Santuario della Beata Vergine della Spina: Storia, Miracoli e Devozione

Un viaggio nel cuore del Piemonte, tra storia, arte e fede, per scoprire un luogo di devozione mariana le cui origini si intrecciano con leggende miracolose e una straordinaria reliquia della Passione di Cristo.

Storia e Origini del Santuario

Le prime testimonianze del Santuario della Beata Vergine della Spina risalgono probabilmente al XIV secolo, anche se il primo documento ufficiale che ne attesta l’esistenza è del 1585. La sua storia è profondamente legata alle vicende del territorio e alla devozione popolare.

Secondo una tradizione radicata, dopo la distruzione del borgo di Cerreto da parte degli astigiani nel XII secolo, la popolazione si trasferì a Pralormo. Nella località abbandonata di Cerreto rimase solo un pilone votivo con l’immagine dipinta della Madonna con il Bambino. Con il passare del tempo, l’incuria fece sì che rovi e cespugli crescessero attorno al pilone, fino a ferire con una spina l’occhio sinistro della Vergine dipinta. Fu allora che accadde il primo miracolo: alcuni viandanti notarono che dall’occhio ferito stillava sangue. La voce di questo prodigio si sparse rapidamente, richiamando un grande afflusso di fedeli. I pralormesi, mossi dalla devozione, ripulirono la zona e edificarono una prima cappella. Da quel momento, l’occhio cessò di sanguinare e il luogo fu consacrato con il nome evocativo della “Spina”.

Una versione alternativa della leggenda narra che la spina fu rimossa dal becco di un uccellino, poiché nessun uomo osava intervenire su un simile prodigio. Questo gesto fu interpretato come un segno della Madonna, che desiderava una devozione più attiva e concreta da parte della comunità, spingendola così alla costruzione del santuario.

L’Architettura e le Opere d’Arte

L’aspetto attuale del santuario è il risultato di diverse trasformazioni nel corso dei secoli. La semplice facciata a intonaco, di forma rettangolare con timpano, visibile ancora nelle fotografie di inizio Novecento, fu modificata in modo significativo nel 1946 per iniziativa del canonico don Rodolfo Piglione.

In quell’occasione furono aggiunti due campanili laterali e un piccolo portico d’ingresso. La parte superiore della facciata fu abbellita con un affresco raffigurante l’Ascensione di Cristo. Purtroppo, questo intervento portò anche alla distruzione dell’antica cupola conica che sosteneva il campanile cilindrico originale, un elemento storico andato perduto.

Veduta del Santuario della Beata Vergine della Spina

All’interno, il cuore spirituale del santuario è custodito in un’abside del XV secolo. Questa zona, che corrisponde oggi alla cappella laterale sinistra, rappresenta forse la parte finale del primo edificio medievale, originariamente orientato verso est, a differenza dell’attuale che guarda a nord.

Qui è venerata la statua della Madonna con il Bambino, un’opera di ispirazione tardo-trecentesca di autore anonimo, più volte rimaneggiata nel tempo. La scultura è di una dolcezza commovente: il Bambino, in atteggiamento benedicente, tiene nella manina sinistra un uccellino, un dettaglio che richiama la leggenda miracolosa. Sia la Madre che il Figlio hanno il capo avvolto da un’aureola tonda lavorata in foglia d’oro, che brilla di luce divina.

Interno del Santuario della Beata Vergine della Spina

La Reliquia e la Devozione Popolare

Il santuario custodisce una preziosa e toccante reliquia: una Spina della corona di Cristo. Questa sacra testimonianza della Passione è il fulcro della devozione che ha dato il nome al luogo e attira pellegrini da secoli.

La fede della comunità è tangibilmente documentata dalla ricca collezione di ex voto, che dal XVII secolo a oggi testimoniano grazie ricevute e intercessioni della Madonna della Spina. La raccolta include tavolette dipinte e oggetti vari. Il più antico ex voto ricordato, purtroppo oggi disperso, era un quadretto a olio del 1625, firmato dal pittore Giovanni Battista Rocca.

Vicende Storiche e Comunità Religiose

La storia del santuario è stata movimentata e ha visto l’avvicendarsi di diverse comunità religiose:

  • I **Cistercensi** rimasero custodi del luogo sino al **1797**, quando il contiguo monastero, ormai ridotto a soli sei frati, fu chiuso.
  • Dopo un periodo di abbandono, il complesso fu affidato nel 1831 alla Congregazione di Carità, che per mancanza di fondi lo vendette al privato Francesco Farò. Si rischiò persino la demolizione per far posto a un castello, ma il progetto fortunatamente non si realizzò.
  • Un altro progetto del 1885, proposto dal comune di Pralormo ai nuovi proprietari (la famiglia Monge) per installarvi una scuola pratica di agricoltura, rimase solo sulla carta.
  • Finalmente, nel **1873**, il santuario fu riaperto al culto e retto da un cappellano nominato dal parroco di Pralormo fino al 1939.
  • Nel XX secolo, le **Filippine** gestirono nel vicino monastero una casa per le vacanze estive di orfane torinesi, operando anche nella scuola materna del paese.
  • Dal **13 gennaio 1991**, il monastero è abitato da una comunità di circa **sessanta monache cottolenghine** di clausura, devote del Preziosissimo Sangue di Gesù, a cui è affidata la cura del santuario.

Tradizioni, Miracoli e Festività

La devozione per la Madonna della Spina è viva e sentita ancora oggi. Una tradizione recente, ma molto significativa, attribuisce alla sua intercessione lo scampato pericolo durante l’alluvione del Piemonte del novembre 1994. Diverse case della zona rischiavano di essere travolte dalle acque del lago artificiale sottostante il santuario, poiché la diga di protezione del bacino idrico era in procinto di spezzarsi. Il pericolo fu miracolosamente scongiurato, evento che la popolazione locale vive come un segno tangibile della protezione mariana.

Un momento importante per ottenere indulgenze è legato al 15 agosto 1934, quando il vescovo di Asti, Umberto Rossi, concesse un’indulgenza a chiunque avesse recitato la preghiera dedicata alla Madonna della Spina.

Dettaglio artistico o reliquia nel Santuario

Come Visitare e Esperienza di Pellegrinaggio

Visitare il Santuario della Beata Vergine della Spina significa intraprendere un pellegrinaggio nella quiete della campagna piemontese, un luogo perfetto per la preghiera e la contemplazione. Il complesso, con il suo monastero di clausura, emana un’atmosfera di profonda pace.

Per i visitatori più avventurosi, i dintorni offrono l’opportunità di esplorare le colline del Monferrato e di Pralormo, ricche di storia e di bellezze naturali. La vicinanza al lago artificiale, scenario del miracolo moderno del 1994, aggiunge un ulteriore elemento di interesse al viaggio.

La visita al santuario è un’immersione in secoli di fede, arte e storia, dove ogni pietra e ogni ex voto racconta una storia di grazia ricevuta e di devozione sincera.



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