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  • Monastero di S. Maria del Lavello

    Santuario di Santa Maria del Lavello: Un Gioiello Millenario tra Storia e Devozione

    Nascosto tra le dolci colline della Basilicata, il Santuario di Santa Maria del Lavello custodisce una storia che affonda le sue radici nel Medioevo. Questo luogo di pellegrinaggio e preghiera, oggi annesso al cimitero cittadino, è una testimonianza silenziosa e potente di fede, arte e trasformazioni architettoniche che si sono succedute nei secoli. Scopriamo insieme la sua affascinante vicenda.

    Storia e Origini del Santuario

    La prima traccia documentata di questo santuario risale all’anno 1094, quando Ruggero Borsa, figlio del celebre Roberto il Guiscardo, donò la chiesa alla potente Abbazia benedettina della Santissima Trinità di Venosa. Tuttavia, è molto probabile che un edificio di culto esistesse già prima di questa data, rendendo il sito un punto di riferimento spirituale ancora più antico.

    Nei secoli successivi, il santuario visse diverse fasi. In epoca non precisata, la dipendenza dall’abbazia venosina cessò e la proprietà passò direttamente ai vescovi di Lavello. Essi vi mantenevano un romito per la cura materiale del luogo, mentre la cura spirituale fu probabilmente assunta dal clero della vicina cattedrale.

    Un momento significativo si registrò l’8 gennaio 1657, quando il vescovo Giuseppe Bonocore concesse ai visitatori del santuario un’indulgenza plenaria di quaranta giorni, sottolineando l’importanza del luogo per la devozione popolare. Nel XIX secolo, con la costruzione del camposanto nelle sue adiacenze, il santuario fu adibito a cappella cimiteriale e il culto andò scemando, tanto che l’immagine sacra venerata fu trasferita nell’ex cattedrale di San Mauro. Solo dal 1965 il santuario è tornato a vivere sotto il patronato della parrocchia di San Mauro.

    L’Architettura e le Trasformazioni Secolari

    L’edificio che vediamo oggi è il risultato di una lunga evoluzione. L’impianto originario, riconducibile al periodo medievale, era una chiesa a tre navate: quella principale coperta probabilmente da una struttura lignea e quelle laterali da volte a botte o anch’esse in legno.

    I vescovi di Lavello furono i protagonisti dei principali interventi di restauro e ampliamento: prima nel 1550 (periodo a cui risalgono anche importanti cicli di affreschi) e poi nel 1621. Negli anni seguenti, per consolidare la struttura, furono addossate ai pilastri delle navate delle paraste per sostenere le nuove coperture a volta, che sostituirono definitivamente le antiche capriate in legno. La chiesa, così rinnovata, fu riconsacrata proprio dal vescovo Bonocore nel 1657.

    La chiesa attuale si presenta con le sue tre navate tutte coperte da volte, suddivise in tre campate da archi a tutto sesto che poggiano su pilastri rettangolari. La navata principale termina con un ampio vano quadrangolare coperto a crociera, rialzato di un gradino rispetto al resto della pavimentazione. Un’epigrafe sulla parete vicino alla sacrestia fissa al 1711 un ulteriore intervento di costruzione, testimoniando una cura continua per questo luogo sacro.

    Interno del Santuario di Santa Maria del Lavello

    L’Icona Mariana: Da un Antico Affresco alla Tela Ottocentesca

    Il cuore della devozione del santuario è sempre stata un’immagine della Vergine Maria. Lo scrittore Serafino da Montorio, nel 1715, attestava che in fondo alla navata principale si conservava una Vergine dipinta su tavola, purtroppo oggi scomparsa.

    L’immagine che attualmente si venera è un dipinto su tela realizzato dal pittore Oliva nel 1847. L’opera, di tenera devozione, raffigura la Vergine che allatta il Bambino Gesù. Maria, seduta, è ritratta con una tunica rossa e un manto blu, con il capo velato, mentre si piega con amorevole protezione verso il Figlio, parzialmente avvolto in un drappo bianco.

    Questa tela è custodita in una preziosa cornice lignea della seconda metà del Seicento, opportunamente adattata per accogliere il quadro ottocentesco. La cornice è sormontata da un timpano su cui è incisa una scena dell’Annunciazione. Gli studiosi ritengono che la composizione della Vergine Ottocentesca possa trovare un precedente iconografico in un dipinto murale presente nel santuario, attribuito a Giovanni Todisco e databile alla seconda metà del Cinquecento.

    Particolare architettonico del santuario

    Come Visitare il Santuario e il suo Contesto

    Il santuario, oggi cappella del cimitero di Lavello, offre un’esperienza di visita unica, sospesa tra la sacralità del culto e la pace del luogo di riposo eterno. Per il pellegrino e il visitatore attento, rappresenta un’occasione per:

    • Ammirare la stratificazione di **stili architettonici** dal Medioevo al Settecento.
    • Contemplare la devozione mariana incarnata nella tela ottocentesca.
    • Riflettere sulla storia della comunità locale, legata a doppio filo a questo luogo.

    Si raccomanda un atteggiamento di rispetto, dato il contesto cimiteriale in cui il santuario è inserito.

    Veduta esterna del complesso del Santuario di Santa Maria del Lavello

    Curiosità e Leggende

    Oltre alle notizie storiche, alcuni documenti ci regalano scorci di vita quotidiana legata al santuario. Un’apprezzo del 1668 stilato dal tavolario Onofrio Tango attesta che accanto al santuario sorgeva un’abitazione del vescovo, il quale «suole habitare l’estate per havere più fresco, et bella vista intorno e buon aria». Questo ci rivela che il luogo non era solo un centro spirituale, ma anche un rifugio estivo apprezzato per il suo clima e il panorama, suggerendo una posizione particolarmente amena che ancora oggi i visitatori possono immaginare.

    La vicinanza con l’importante Abbazia di Venosa, uno dei complessi benedettini più significativi del Sud Italia, invita anche a considerare un percorso di visita più ampio, alla scoperta delle radici monastiche e della potente spiritualità normanna che ha plasmato questo territorio.

    Altro particolare interno del santuario

    Il Santuario di Santa Maria del Lavello attende quindi i visitatori non solo come meta di preghiera, ma come una pagina di pietra e storia da sfogliare, un luogo dove il passato dialoga silenziosamente con il presente, sotto lo sguardo materno della Vergine.



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