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San Tiburzio

Si puo` soltanto ipotizzare che il santuario facesse parte di un più vasto complesso cultuale; infatti, si ritiene generalmente che l`edificio, un mausoleo subdiale, fosse collegato con il santuario di Marcellino e Pietro. Anzi, il mausoleo avrebbe insistito proprio sulla cripta ipogea dei due santi eponimi della catacomba. Nel Liber Pontificalis si ricorda che Onorio I (625-638) realizzò una nuova scala che metteva in comunicazione la cripta di Pietro e Marcellino con il mausoleo di Tiburzio, formando così una sorta di basilica su due livelli, collegata anche alla chiesa costantiniana.Descrizione: L`oggetto del culto era la tomba del martire che doveva situarsi nel sopratterra. Sulla base di quanto si ricava dal racconto del furto delle reliquie da parte di Eginardo, si è proposto di riconoscere il luogo di sepoltura di Tiburzio in un mausoleo costruito sopra la basilichetta ad corpus di Pietro e Marcellino (cfr. Guyon, fig. 253). Entrata in uso: tra l’anno – e l’anno 450 Tipo: Oggetto del culto non classificabile come immagine o reliquia
Raccolta di ex voto: No

Il martire Tiburzio viene ricordato in un epigramma scritto da Damaso, riportato in una silloge del settimo secolo e del quale si conserva solo un frammento con le lettere VR di Tib]VR[ti. Le reliquie di Tiburzio vennero traslate da papa Gregorio IV (827-844) nella basilica vaticana e collocate nell’oratorio dedicato a San Gregorio Magno (Liber Pontificalis, p. 74); si pone verosimilmente in questo momento l’abbandono del santuario. Nella Passio dei Santi Pietro e Marcellino, si dice che Tiburzio venne sepolto da un cristiano nel luogo stesso dove aveva subito il martirio. Il martirio di Tiburzio viene ricordato, prima ancora che nella passio, nell’iscrizione posta da papa Damaso sulla sua tomba. Una pittura della fine del IV-inizi V secolo, presente in un cubicolo della regione X, raffigura Tiburzio insieme con Marcellino, Pietro e Gorgonio. Non si conoscono altri dati in merito. In realta` la giurisdizione non e` documentata ma soltanto ipotizzabile, come per gli altri santuari extraurbani, dal momento che il cimitero nel quale il santuario era inserito doveva essere giuridicamente legato ad uno dei tituli urbani.

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