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    Santuario di Santa Maria ad Lamulas: tra Storia, Leggenda e Devozione

    Nascosto tra le verdi colline della Toscana, nel territorio di Montelaterone, il Santuario di Santa Maria ad Lamulas custodisce una storia millenaria di fede, arte e mistero. Più che una semplice chiesa, è un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, dove l’architettura romanica dialoga con leggende straordinarie e una devozione mariana ancora viva.

    Storia e Origini del Santuario

    Le origini del luogo sacro affondano le radici in un passato lontanissimo. La Pieve di Santa Maria ad Lamulas è attestata già nell’853 d.C. come “cellam Sancte Marie”, sotto la giurisdizione della potente Abbazia benedettina di San Salvatore all’Amiata. Per secoli fu un punto di riferimento spirituale per le comunità circostanti.

    La sua storia è segnata da eventi tumultuosi: nel 1265, durante le aspre lotte tra le città-stato toscane, le truppe senesi la danneggiarono seriamente. Fortunatamente, solo tre anni dopo, nel 1268, fu restaurata per opera di un certo Paganuccio, come testimonia un’iscrizione ancora visibile sul primo pilastro a destra. Il culto mariano vero e proprio, incentrato sulla venerata statua, iniziò a svilupparsi in maniera consistente nel primo quarto del XV secolo, periodo a cui risale la scultura miracolosa.

    La Leggenda della Statua Miracolosa

    Il cuore del santuario è la devozione per una statua lignea della Vergine Maria con Gesù Bambino, attribuita alla scuola senese di Jacopo della Quercia. Ma la sua storia è avvolta in due affascinanti leggende, tramandate oralmente per secoli.

    • **La Leggenda del Fulmine**: Un pastore amiatino, sorpreso da un violento temporale mentre pascolava le pecore tra Montelaterone e Castel Del Piano, si rifugiò sotto gli alberi. Un fulmine colpì una quercia e, dissoltosi il fumo, il pastore vide con stupore che il fulmine aveva miracolosamente modellato nel legno l’immagine della Madonna col Bambino. Egli stesso cercò poi di perfezionarla con il suo coltello.
    • **La Leggenda del Fuoco**: Un pastore, per ingannare il tempo, iniziò a scolpire un ramo per raffigurare la Madonna. Insoddisfatto del risultato, gettò il legno appena abbozzato nel fuoco. Sentì allora una voce gridare: **”Non mi bruciare!”**. Comprese che era la Vergine stessa a parlare, recuperò la statua dal fuoco e chiamò il parroco.

    I fedeli che raccontano queste storie indicano ancora oggi il retro della statua, dorata e policromata, mostrando alcune tracce nere. Per alcuni sono il segno della folgore, per altri la memoria indelebile del fuoco da cui la Madonna si salvò miracolosamente. Questo dettaglio tangibile alimenta da secoli la fede popolare.

    Architettura e Arte: Un Viaggio nel Tempo

    L’edificio si presenta come un affascinante palinsesto architettonico, dove si leggono secoli di interventi e restauri.

    La struttura originaria è una Pieve romanica a tre navate, divise da pilastri e concluse da tre absidi semicircolari. L’architettura romanica più pura e antica si conserva splendidamente proprio nella zona presbiteriale e nelle absidi, decorate esternamente da archetti pensili e peducci scolpiti. All’interno, i capitelli scolpiti con figure zoomorfe (animali) e fitomorfe (vegetali) sono autentici capolavori di arte medievale. L’unica monofora originale, quella centrale dell’abside, mostra interessanti influssi del romanico lombardo.

    Veduta esterna del Santuario di Santa Maria ad Lamulas

    Nel XVII secolo la chiesa subì una trasformazione in stile barocco, ma questi apparati furono completamente rimossi durante un importante ripristino in stile romanico avvenuto tra il 1935 e il 1943. La facciata attuale, invece, risale alla fine dell’Ottocento ed è un rifacimento in gusto neoromanico: tripartita da lesene, decorata con archetti pensili, un oculo e due finestre. L’intero edificio è costruito con corsi regolari di trachite a filaretto, tipica pietra della zona.

    Interno del Santuario di Santa Maria ad Lamulas

    Tradizioni, Eventi e Pellegrinaggio

    La devozione per la Madonna ad Lamulas ha valicato i confini locali. In tre occasioni memorabili – negli anni 1808, 1907 e 1960 – la venerata statua lignea è stata solennemente esposta nella Cattedrale di Siena durante l’ottavario della Domenica in Albis, segno dell’importanza del suo culto a livello diocesano.

    Sebbene non siano segnalate specifiche festività annuali di grande richiamo nel testo, il santuario rimane un luogo di pellegrinaggio e preghiera costante per le comunità di Montelaterone, Arcidosso e Castel del Piano, i cui antenati, secondo la leggenda, accorsero per primi nel bosco alla notizia del miracolo.

    Come Visitare e Cosa Scoprire

    Visitare Santa Maria ad Lamulas è un’esperienza che unisce spiritualità, arte e contatto con una natura ancora incontaminata. Il santuario si trova in una posizione suggestiva, ideale per una gita fuori porta alla scoperta della Toscana più autentica.

    • **Per gli amanti dell’arte**: concentratevi sull’abside romanica, sui capitelli scolpiti e cercate la monofora centrale di influenza lombarda. La semplicità dell’interno, ripulito dagli ornamenti barocchi, permette di apprezzare la nuda bellezza della pietra.
    • **Per i pellegrini e i devoti**: il fulcro della visita è l’incontro con la miracolosa **statua lignea del XV secolo**. Osservatela con attenzione, cercando le leggendarie tracce nere sul retro, testimonianza silenziosa di una fede secolare.
    • **Per gli esploratori**: i dintorni del santuario, tra boschi e sentieri, sono gli stessi percorsi un tempo da mulattieri, boscaioli e carbonai. Immaginate il loro stupore nel trovare, secoli fa, quella Madonna “bruciacchiata”. Esplorate i vicini borghi di **Montelaterone** e **Castel del Piano** per completare l’itinerario.
    Dettaglio architettonico o abside del Santuario

    Curiosità e Note Storiche

    Il santuario ha seguito le sorti del potere religioso del territorio. Il diritto di giuspatronato (il diritto di nominare il parroco) appartenne all’Abbazia di San Salvatore fino alla sua soppressione, avvenuta nel 1782.

    Un luogo così ricco di storia e leggenda è un invito a fermarsi, a osservare e a lasciarsi trasportare indietro nel tempo, tra le pieghe di una devozione semplice e profonda che resiste da oltre mille anni.



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