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Santa Maria del Sagittario

Santa Maria del Sagittario: Un Santuario tra Storia, Leggenda e Avventura

Nel cuore della Basilicata, immerso in un paesaggio aspro e suggestivo, sorge il Santuario di Santa Maria del Sagittario. Un luogo dove la storia si intreccia con la leggenda, dove le pietre sopravvissute raccontano secoli di devozione e dove l’atmosfera di mistico abbandono invita a un pellegrinaggio riflessivo e profondo. Oggi, il complesso si presenta in uno stato di romantico degrado, custode silenzioso di un passato glorioso.

Statua della Vergine Galattotrophousa

Sono superstiti parte dell’antico perimetro fortificato, l’imponente campanile e un esiguo tratto della facciata principale della chiesa abbaziale. Intorno, una serie di ambienti annessi ai chiostri e alcuni edifici moderni testimoniano i tentativi di dare nuova vita a questo sito. Sul luogo dell’antica abside, vicino all’area presbiteriale della chiesa scomparsa, è stata eretta una piccola e semplice cappella che perpetua la dedicazione del santuario alla Vergine Maria, mantenendo viva la fiamma della devozione in questo luogo speciale.

La Storia: Tra Documenti e Leggenda della Cerva Miracolosa

Le origini del santuario affondano le radici in un racconto straordinario, tramandato da Gregorio de Lauro, abate e archivista del Sagittario nel XVII secolo. Secondo la tradizione, intorno al 1060, dalla chiesa madre di Chiaromonte scomparve miracolosamente una statua della Vergine molto venerata. Le ricerche della popolazione furono vane, finché un giorno un cacciatore, durante una battuta, vide una cerva bellissima.

Tese l’arco per colpirla, ma la freccia tornò indietro, come spinta da una mano invisibile, colpendolo senza fargli alcun male. Il prodigio si ripeté per altre due volte. I cani da caccia, giunti sul posto, invece di aggredire la cerva, iniziarono a vezzeggiarla, fino a quando l’animale corse via e scomparve. I cacciatori la inseguirono e, giunti presso un antico castagno, trovarono nel suo cavo la statua perduta della Madonna.

Portata in processione al paese, la statua tornò miracolosamente al castagno la mattina seguente. Dopo che il prodigio si ripeté per tre volte, il popolo comprese la volontà della Vergine e iniziò a costruire un santuario lì. Tuttavia, il luogo era troppo impervio e freddo, e la devozione si affievolì. Fu allora che il ricco chiaromontese Tancredi Murrino, secondo la tradizione nel 1061, fondò una nuova chiesa in località Ventrile, più comoda da raggiungere.

Ma neppure questo fu sufficiente: la statua continuava a tornare al suo castagno. Solo quando, tra il 1152 e il 1155, una comunità di monaci (prima benedettini, poi, dal 1200, cistercensi di Casamari) decise di costruire il monastero proprio nel luogo del miracoloso ritrovamento, la Madonna sembrò accettare la dimora. In memoria della freccia (sagitta in latino) che tornò indietro, al grande complesso fu dato il nome di Santa Maria del Sagittario.

Architettura e l’Opera d’Arte Perduta

Purtroppo, allo stato attuale delle ricerche, non si conoscono testimonianze certe dell’edificio medievale. Si sa che la chiesa era a navata unica, probabilmente con copertura lignea. Sul lato destro si apriva una cappella dedicata a San Bernardo, mentre sul sinistro, dopo il 1339, fu costruita una chiesa dedicata al beato Giovanni da Caramola, che vi fu sepolto.

La vera protagonista artistica della storia è la statua miracolosa. Secondo una tradizione locale, seppur non pienamente confermata, potrebbe identificarsi con la scultura lignea della Vergine Galattotrophousa (che allatta), databile alla metà del XIV secolo, oggi conservata presso la Pinacoteca Provinciale di Bari. Proveniente dalla chiesa parrocchiale di Chiaromonte, vi sarebbe stata trasferita dopo la soppressione del monastero nel 1808.

Dettaglio della statua della Galattotrophousa

Questa straordinaria opera, di lontana origine bizantina, raffigura la Madonna seduta su un trono, vestita di un camice rosso vivo e un manto blu decorato a cuori rossi. Col braccio sinistro sorregge il Bambino, mentre con il destro, oggi mutilo, mostrava un pomo. L’aspetto più commovente e unico era la rappresentazione dell’allattamento: dall’apertura del camice della Vergine fuoriusciva la mammella sinistra, che il Bambino doveva suggere, in un’iconografia di tenerezza materna e divina oggi purtroppo perduta insieme ad altri dettagli dell’opera.

Come Visitare: Un Pellegrinaggio nella Storia

Visitare il Santuario di Santa Maria del Sagittario oggi è un’esperienza per veri appassionati di storia e per pellegrini in cerca di luoghi autentici e carichi di spiritualità. Non ci si trova di fronte a un monumento perfettamente conservato, ma alle suggestive rovine di una grande abbazia cistercense, avvolte dal silenzio della montagna lucana.

  • **L’Esplorazione:** La visita si trasforma in una scoperta archeologica. Si possono ammirare i resti delle mura perimetrali, l’alto campanile che svetta ancora come un faro, e i tratti superstiti della facciata. Camminare tra gli ambienti dei chiostri e osservare le strutture moderne incorporate tra le antiche rovine offre un affascinante spaccato della lunga vita del sito.
  • **Il Cuore Devozionale:** Il punto focale è la piccola cappella moderna, eretta sul luogo più sacro, l’antica area presbiteriale. È qui che si perpetua la preghiera e la dedicazione a Santa Maria del Sagittario.
  • **L’Avventura nei Dintorni:** Il santuario è un ottimo punto di partenza per escursioni nell’incantevole paesaggio del Parco Nazionale del Pollino. Il territorio circostante, con i suoi boschi e le sue alture, ricorda ancora i luoghi della leggendaria caccia alla cerva miracolosa, invitando a passeggiate nella natura incontaminata.

Curiosità e Tradizioni

La storia del santuario è dominata dalla potente leggenda fondativa, un racconto che unisce elementi di caccia, miracolo e la persistente volontà della Vergine di indicare il luogo in cui voleva essere venerata. Il simbolo della freccia (sagittario) è centrale e unico nel suo genere tra i santuari mariani italiani.

Un’altra figura di rilievo legata a questo luogo è quella del beato Giovanni da Caramola, un asceta la cui fama di santità portò, già nel XIV secolo, alla costruzione di una chiesa a lui dedicata all’interno del complesso e alla sua sepoltura nello stesso. La sua memoria è parte integrante della storia devozionale del Sagittario.

La soppressione monastica nel 1808 segnò il passaggio del santuario alla giurisdizione vescovile e l’inizio di un lento declino strutturale, ma non della memoria e del fascino che questo luogo continua ad esercitare su chiunque lo visiti, in cerca di arte, storia o silenziosa contemplazione.



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