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  • Chiesa di Santa Maria ad Nives o Santa Maria Vecchia

    Santa Maria ad Nives: Un Viaggio nella Devozione Faentina

    Un viaggio nel cuore di Faenza, tra le mura di una chiesa che porta il peso e la gloria di secoli di storia e fede. La Chiesa di Santa Maria ad Nives, conosciuta anche come Santa Maria Vecchia, è un luogo dove la pietà popolare e l’arte si intrecciano in una narrazione straordinaria, iniziata nell’alto Medioevo e giunta fino a noi attraverso vicende miracolose, trasferimenti solenni e una devozione mai sopita.

    Storia e Origini del Santuario

    Le radici di questo luogo sacro affondano in un tempo lontano, nell’VIII secolo. Secondo una tradizione locale radicata e cara ai faentini, nell’anno 745, sulla parete della chiesa allora chiamata Santa Maria foris portam (Santa Maria fuori porta), apparve in modo prodigioso un affresco raffigurante la Vergine con gli Angeli.

    La particolarità che ha alimentato la devozione per secoli è l’origine ritenuta sovrannaturale dell’opera: si credeva infatti che l’immagine fosse stata dipinta da mano angelica (ab Angelo picta). Da questo evento straordinario nacque il titolo con cui la Madonna è venerata: Beata Vergine dall’Angelo.

    Nei decenni a cavallo tra il 1400 e il 1500, per custodire e onorare meglio l’antico affresco, si decise di realizzarne una copia su tavola. Quest’opera, che riproduce fedelmente l’iconografia miracolosa, è attribuita dalla tradizione al pittore Sigismondo Foschi e divenne a sua volta oggetto di intensa venerazione.

    Interno della Chiesa di Santa Maria ad Nives a Faenza

    Un Percorso Storico Travagliato e Glorioso

    La storia dell’immagine sacra è un racconto di spostamenti, chiusure e ritorni, specchio delle vicende politiche e religiose della città.

    • **1777: La Traslazione Solenne**. In un evento di grande importanza per la comunità, i monaci Cistercensi trasferirono in processione solenne la venerata immagine nella **Chiesa del Gesù**, appartenuta ai Gesuiti. Da quel momento, la chiesa cambiò nome in **Santa Maria dall’Angelo**. L’icona trovò una degna collocazione nell’ancona del monumentale altare maggiore, opera del Borromini. Ai piedi dell’immagine, riproduzioni di armi e trofei di battaglia testimoniano la fede dei faentini, che anche nei momenti più bui della storia invocavano la pace con la frase biblica: *”Fiat pax in virtute tua”*.
    • **1865: La Chiusura e la Confisca**. In un periodo di tensioni tra Stato e Chiesa, la chiesa fu chiusa al culto e la sacra immagine fu **confiscata e deposta nella pinacoteca cittadina**, un colpo durissimo per la devozione popolare.
    • **1874: Il Ritorno e la Rinascita**. Finalmente, dopo nove anni, la chiesa fu riaperta e l’immagine restituita. La festa solenne fu fissata al **15 agosto**, giorno dell’Assunzione di Maria, a sottolineare il legame con il dogma mariano.
    • **1951: Una Processione di Ringraziamento**. In segno di gratitudine per la proclamazione del dogma dell’Assunta, l’immagine fu portata in processione fino alla sua **antica dimora di Santa Maria foris portam**, in un abbraccio ideale tra passato e presente.
    • **1978: La Cura dell’Arte**. L’immagine, custode di secoli di preghiere, fu sottoposta a un accurato **restauro** a cura della Soprintendenza per i beni artistici di Bologna, per garantirne la conservazione per le generazioni future.
    Altare e dettagli della Chiesa di Santa Maria ad Nives

    La Confraternita e la Devozione Organizzata

    Il culto della Madonna dall’Angelo fu custodito e promosso per secoli dalla Compagnia di Santa Maria degli Angeli (conosciuta anche come dell’Angelo o dall’Angelo). Nata nella prima metà del XVI secolo e insediata proprio in Santa Maria foris portam, aveva il preciso compito di presiedere al culto dell’immagine. È molto probabile che la tavola attribuita a Sigismondo Foschi sia stata commissionata proprio da questa confraternita.

    I confratelli, riconoscibili dalla cappa bianca, gestivano rendite e beni per la sussistenza della compagnia. La loro storia fu segnata anche da una tragedia: un incendio all’inizio del ‘500 distrusse la loro sede con tutti i documenti. Ricostruito un nuovo oratorio nel 1524, la confraternita continuò la sua opera, arrivando ad avere anche una compagnia di donne annessa.

    Il legame con i Gesuiti e i Cistercensi fu sancito da un breve di Papa Pio VI nel novembre 1777, che decretò il trasferimento dei monaci e assegnò alla confraternita nuovi locali all’interno del collegio gesuita, a seguito dello spostamento dell’immagine.

    Come Visitare e Vivere il Santuario

    Visitare la Chiesa di Santa Maria ad Nives significa compiere un pellegrinaggio nella storia artistica e spirituale di Faenza. Il luogo invita alla contemplazione della venerata immagine, alla scoperta delle tracce lasciate dal Borromini e alla riflessione sulle vicissitudini che hanno segnato questo angolo di fede.

    La festa principale si celebra il 15 agosto, giorno dell’Assunzione di Maria, ricco di significato per la comunità dopo il ritorno dell’immagine nel 1874. È il momento ideale per immergersi nella devozione popolare faentina.

    Per gli appassionati di arte e storia, la chiesa rappresenta una tappa fondamentale per comprendere l’evoluzione del culto mariano nella città della ceramica, un culto che ha superato soppressioni, confische e incendi, rimanendo saldo nel cuore dei fedeli.

    Veduta laterale e architettura della chiesa

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