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    Santuario di Sant’Antonio Abate a Grottole: Un Rifugio di Fede tra Storia e Tradizione

    Un viaggio nel cuore della Lucania, tra le dolci colline materane, conduce a un luogo di devozione antica e suggestiva: il Santuario di Sant’Antonio Abate. Questo luogo sacro, custode di una statua venerata e di secoli di storia, è un punto di riferimento spirituale per l’intera regione, un tesoro di arte sacra e tradizione popolare che aspetta solo di essere scoperto.

    Storia e Origini del Santuario

    Le radici di questo luogo di culto affondano in un passato lontano. Secondo la storiografia locale, la prima chiesa fu fondata tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, un’epoca in cui la devozione per il grande eremita del deserto si diffondeva in tutta Europa.

    La storia del santuario è intrecciata con quella dell’Ordine Ospedaliero di Sant’Antonio Abate, noto anche come Ordine del Tau. Originariamente, la chiesa con gli edifici adiacenti apparteneva ai Canonici Regolari di Sant’Agostino di Sant’Antonio ed era una dipendenza della potente badia di Sant’Antonio Abate di Napoli. Era proprio l’Arcivescovo di Napoli, in qualità di abate generale, a nominare il rettore del santuario di Grottole, segno della sua importanza.

    Accanto al santuario era anticamente attestato un ospedale, a testimonianza della missione caritativa e assistenziale tipica dell’ordine antoniano, dedito alla cura dei malati, in particolare di quelli colpiti dal “fuoco di Sant’Antonio” (ergotismo).

    Una curiosità che anima la tradizione popolare è la forte rivalità tra i centri di Grottole e Grassano riguardo all’”appartenenza” del Santo. Tanti canti popolari raccontano dei tentativi, più o meno leggendari, dei grassanesi di “portarsi via” la venerata statua, segno di un attaccamento viscerale alla figura del santo protettore.

    La Trasformazione Settecentesca

    L’edificio che ammiriamo oggi è il frutto di una grande trasformazione avvenuta nel Settecento. Un’iscrizione antica sulla porta maggiore e una lapide in sagrestia, seppur oggi poco leggibile, raccontano che il piccolo sacello originario fu ampliato e portato alle attuali dimensioni con lavori condotti dal 1728 al 1733.

    Il 17 febbraio 1733, il vescovo di Montepeloso, monsignor Cesare Rossi, consacrò solennemente la nuova chiesa. In quell’occasione, concesse nuove indulgenze da lucrare durante la festa principale. Questo non fu l’unico privilegio spirituale del luogo: già nel 1726, in un verbale di visita, si attesta che il santuario aveva ottenuto dalla Santa Sede il privilegio di far lucrare ai visitatori l’indulgenza plenaria per sette anni, un dono straordinario confermato anche da Papa Benedetto XIV.

    Veduta esterna del Santuario di Sant'Antonio Abate a Grottole

    Architettura e Struttura

    L’architettura del santuario si presenta con una facciata molto sobria, quasi austera, pressoché priva di decorazioni significative, che invita a un raccoglimento interiore.

    Oltre all’ingresso principale, un altro portale si apre in un corpo di fabbrica addossato alla struttura più antica, che ospita una navatella laterale. L’interno è formato da una navata principale affiancata, sulla destra, da una seconda navata più bassa, modulata in due campate e dotata di due altari. Sulla sinistra si aprono tre archivolti.

    La copertura dell’aula è a botte lunettata, mentre il presbiterio, leggermente sopraelevato, è sormontato da una volta a calotta. Sul lato destro del presbiterio si accede alla sacrestia, coperta da una volta a padiglione lunettata.

    Interno del Santuario di Sant'Antonio Abate

    Il Complesso degli Edifici e la “Scoperta” Medievale

    Al santuario è addossato un interessante gruppo di edifici che configurano una struttura attrezzata, storicamente destinata alla residenza di una piccola comunità religiosa o all’accoglienza di gruppi di pellegrini.

    Al piano terra si trovano ambienti coperti a botte con ingresso autonomo, mentre al piano superiore una serie di piccoli vani sono distribuiti attorno a spazi comuni. Due scale esterne, una delle quali coperta da un elegante loggiato, collegano i piani.

    Per gli appassionati di storia e archeologia, una vera “scoperta” attende l’osservatore attento: un portale d’ingresso al piano terra presenta un arco ogivale realizzato con inserti lapidei ben squadrati. Questo dettaglio architettonico, tipicamente medievale, lascia ipotizzare che questo nucleo dell’edificio sia il più antico, probabilmente databile al Tardo Medioevo, forse riconducibile proprio alle origini trecentesche o quattrocentesche del complesso.

    Il Tesoro del Santuario: La Statua di Sant’Antonio Abate

    Il cuore della devozione è la venerata statua di Sant’Antonio Abate, un manufatto di straordinario valore artistico e devozionale. Realizzata in legno intagliato, dipinto e ritoccato con stucco, è databile ai primi decenni del Settecento ed è stata più volte restaurata. È molto probabile che si tratti della stessa scultura già citata in un verbale di visita del 1726.

    Attribuita a ignote maestranze locali, la statua presenta fattezze volutamente rozze e arcaiche, che trasmettono una potente spiritualità popolare. Il Santo è raffigurato con la mano destra alzata in atto di benedire, mentre la sinistra regge il caratteristico bastone d’argento con la campanella, simbolo degli antoniani. Ai suoi piedi, fedele compagno, è scolpito un maiale bianco e nero, animale tradizionalmente associato al santo.

    Il volto, incorniciato da una lunga barba bianca, è sormontato da una grande aureola. Veste una tunica bianca sotto una pianeta rosso scuro abbellita da decorazioni dorate, e sulle spalle porta un manto e una mantella marrone decorati con stelle. La statua, sorretta da un piccolo piedistallo ligneo, è conservata nella nicchia sovrastante l’altare maggiore.

    Statua di Sant'Antonio Abate nel santuario

    La Statua Processionale e la Tradizione Popolare

    Accanto alla statua principale, il santuario custodisce una replica ad uso processionale, realizzata nel 1871 per devozione dei fedeli di Craco (i “Chrachesi”). Questa scultura, a mezzo busto e in legno dipinto, presenta una curiosa variante: il bastone, pur mantenendo la forma curvilinea del tau (simbolo dell’ordine), ha un manico intagliato a forma di cavallo, secondo le tradizioni locali dei pastori della zona.

    Sul suo piedistallo di legno intagliato e indorato è poggiato un cane in gesso, che sembra provenire da una statua di San Rocco conservata nella stessa chiesa, in un suggestivo sincretismo di devozioni popolari.

    La Raccolta degli Ex Voto: Segni di Grazia Ricevuta

    La devozione per Sant’Antonio Abate si manifesta concretamente nella ricca tradizione di ex voto. Già in un inventario del 1742 si menzionano “sedici cerei appesi alle mura entro la chiesa”, torce, ceri e candele.

    Ancora oggi i fedeli portano al santuario, in segno di gratitudine per le grazie ricevute, oggetti preziosi e simbolici:

    • **Oggetti d’oro e d’argento** lavorato
    • **Vestitini da fraticello** e abiti di Prima Comunione
    • **Trecce di capelli**
    • Fotografie e oggetti vari

    Questa piccola ma significativa raccolta, testimonianza di fede viva e di speranza, è conservata in parte nel santuario e in parte nella sacrestia adiacente.

    Come Visitare e Vivere il Santuario

    Una visita al Santuario di Sant’Antonio Abate è un’esperienza che unisce spiritualità, arte e storia. Per il pellegrino e il turista culturale, è l’occasione per:

    • Ammirare la venerata statua settecentesca e la sua copia processionale.
    • Osservare l’architettura sobria ma significativa dell’edificio.
    • Cercare il suggestivo **arco ogivale medievale** nel complesso annesso, una vera gemma nascosta per gli appassionati.
    • Respirare l’atmosfera di una devozione antica, testimoniata dagli ex voto.

    Il santuario, con le sue strutture di accoglienza, si propone ancora oggi come un luogo di sosta e raccoglimento, immerso nel paesaggio lucano, ideale per chi cerca una meta di pellegrinaggio autentica e ricca di storia.



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