Santuario di Beata Giuseppina Bakhita a Schio: Un Faro di Speranza e Libertà
Nel cuore di Schio, in provincia di Vicenza, sorge un luogo di profonda spiritualità e moderna bellezza: il Santuario di Beata Giuseppina Bakhita. Questo santuario non è solo un edificio di culto, ma un monumento vivente alla straordinaria storia di una donna che dalla schiavitù trovò la libertà nella fede, diventando un simbolo universale di resilienza e speranza.
Storia e Origini: Il Viaggio dalla Schiavitù alla Santità
La storia di questo santuario è indissolubilmente legata alla vita di Giuseppina Bakhita, nata in Sudan nel 1869. La sua esistenza fu segnata da una prova terribile: all’età di soli sette anni fu strappata alla sua famiglia e venduta come schiava. Passata attraverso diversi padroni, il suo destino cambiò quando fu acquistata da un console italiano che la portò in Italia. Qui, finalmente, conobbe la libertà.
Fu a Schio, entrando in contatto con le Suore Canossiane, che Bakhita scoprì il cristianesimo, abbracciandolo con tutto il cuore e decidendo di consacrare la sua vita a Dio. La sua testimonianza di fede, umiltà e perdono è così potente da aver ispirato la costruzione di un santuario a lei dedicato, completato nel 2001 su progetto dell’architetto Renzo Favaron.
Il suo cammino terreno si concluse l’8 febbraio 1947. Dopo una sepoltura iniziale, le sue spoglie furono traslate nel 1969 nel Tempio della Sacra Famiglia del convento canossiano. Il processo di canonizzazione, avviato in tempi rapidissimi nel 1959, vide Papa Giovanni Paolo II proclamarla Beata il 17 maggio 1992 e Santa il 1° ottobre 2000. La sua festa liturgica si celebra l’8 febbraio, anniversario della sua “nascita al cielo”.
Architettura e Arte: Un Dialogo tra Modernità e Devozione
Il santuario si presenta con un’architettura contemporanea e minimalista che invita alla contemplazione. L’interno è dominato da un’ampia navata centrale, inondata di luce naturale grazie a grandi finestre, creando un’atmosfera accogliente e solenne.
Le pareti ospitano pregevoli opere d’arte contemporanea, tra cui sculture di Sandro Chia e una grande tela di Giuseppe Zigaina, che dialogano con la spiritualità del luogo in modo moderno e suggestivo.
Il cuore del santuario è la cappella dedicata a Santa Bakhita. Qui, una commovente statua realizzata dallo scultore Bruno Lucchese la raffigura. Ai lati, due lapidi ricordano con pietà i suoi genitori, anch’essi vittime della tratta degli schiavi. Sotto l’altare maggiore, in un’urna lignea scolpita e munita di cristalli (la stessa che custodì le reliquie della beata Maddalena di Canossa), riposano le sante reliquie di Bakhita, avvolte nel suo abito da suora Canossiana.
Un Luogo di Pellegrinaggio e Grazia
Il santuario è meta di pellegrinaggio per fedeli da tutto il mondo, attratti dalla figura di questa Santa che è patrona delle vittime della tratta. È un luogo dove pregare, meditare sulla sua straordinaria vicenda umana e spirituale, e chiedere la sua intercessione.
Numerosi ex voto – cuori in lamina metallica, quadretti ricamati – testimoniano le grazie ricevute per sua intercessione e sono conservati nell’istituto, visibili su richiesta. Il santuario è anche un vivace centro di attività, che ospita conferenze, concerti e mostre d’arte, facendo dialogare fede e cultura.
Come Visitare il Santuario
Per i pellegrini e i visitatori, il santuario offre un’esperienza di profonda pace. La Santa Messa viene celebrata quotidianamente con il supporto del clero locale.
Per immergersi appieno nella storia di Bakhita, una visita a Schio può diventare un piccolo viaggio alla scoperta dei luoghi a lei cari, come il vicino convento delle Canossiane. La città, nel cuore del Veneto, è anche un ottimo punto di partenza per esplorare le prealpi vicentine e i loro suggestivi paesaggi.
Se cercate un luogo dove la storia di una straordinaria liberazione interiore incontra una fede incrollabile, il Santuario di Santa Giuseppina Bakhita a Schio è una tappa imperdibile, un faro di speranza nel mondo contemporaneo.





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