Santuario della Madonna della Rovere: Storia, Miracoli e Devozione a Nonantola
Un viaggio nel cuore della pianura modenese, tra le terre fertili di Nonantola, conduce ad un luogo di fede antica e di straordinari eventi miracolosi: il Santuario della Madonna della Rovere. Questo gioiello di architettura neoclassica custodisce una storia che affonda le sue radici in un gesto sacrilego e in una prodigiosa riparazione divina, dando vita ad un pellegrinaggio secolare.
Storia e Origini: Il Miracolo della Ricomposizione
La storia del santuario inizia nel 1637, ma la sua origine è legata ad una tradizione popolare carica di mistero e devozione. Secondo il racconto tramandato, un’immagine sacra della Madonna era appesa ai rami di una maestosa rovere. Un cacciatore, per pura bravata, prese di mira la formella e la distrusse a colpi di fucile.
Il giorno seguente, accadde l’impensabile: l’immagine della Vergine si era miracolosamente ricomposta. Questo evento straordinario, visto come un segno della volontà divina, spinse l’arciprete di Nonantola, don Alfonso Bertoldi, a costruire un piccolo oratorio per dare degna custodia alla sacra effigie. Era l’anno 1637, la data di nascita di questo luogo di culto.
L’edificio attuale risale al Settecento: l’oratorio originale fu sostituito tra il 1717 e il 1720 da una chiesa più ampia e solenne. La sua storia non è stata priva di traversie: tra il 1915 e il 1918 fu requisita come alloggio militare, mentre le devastanti alluvioni del 1966-1972 misero a dura prova la sua struttura, portando a importanti interventi di restauro.
Architettura e Opere d’Arte
Il santuario che oggi ammiriamo è un elegante esempio di architettura tardo settecentesca con una chiara impronta neoclassica.
La facciata, sobria e maestosa, è preceduta da un portico aperto sui lati da una loggia, che invita il pellegrino all’ingresso. All’interno, l’aula è dominata da un unico altare in stucco, creando un ambiente raccolto e concentrato sulla preghiera. Gli interventi di restauro del 1920 e del 1960 hanno contribuito a preservare questo patrimonio di arte sacra.
Gli Oggetti del Culto: La Madonna e la Croce di Rovere
Il cuore della devozione nel santuario batte per due oggetti sacri di straordinario valore storico e simbolico, entrambi entrati in uso nel 1637.
- **La Formella Miracolosa**: Si tratta di un **dipinto** su terracotta raffigurante la Madonna, la stessa che secondo la tradizione fu colpita e miracolosamente ricomposta. La devozione per questa immagine è tale che il 26 ottobre 1867, su disegno del nonantolano Vincenzo Bigoni, le fu realizzata e posta sul capo una preziosa **corona d’argento**.
- **La Croce di Legno**: Dopo la costruzione dell’oratorio, la rovere che aveva ospitato l’immagine fu abbattuta. Con il suo legno venne realizzata una **croce**, posta originariamente a lato della porta d’ingresso. Questa croce è diventata essa stessa oggetto di una toccante tradizione: i nonantolani, in occasione delle nascite, usavano scalfirne un piccolo pezzo per portarlo in dono ai neonati, come segno di protezione e benedizione. Oggi la croce è conservata alla destra dell’ingresso del **santuario**.
Purtroppo, la raccolta di ex voto (tavolette dipinte e oggetti di oreficeria) che testimoniava secoli di grazie ricevute è stata depredata da ripetuti furti.
Come Visitare e Tradizioni
Visitare il Santuario della Madonna della Rovere è un’esperienza che unisce spiritualità, storia e arte. Il luogo è immerso nella quiete della campagna modenese, offrendo un’occasione per una visita riflessiva lontano dai rumori della città.
Un tempo, la devozione popolare era incoraggiata da speciali indulgenze: nel 1855, Papa Pio IX concesse l’indulgenza plenaria a chi visitava l’oratorio il 26 aprile e un’indulgenza parziale di sette anni per la visita in qualsiasi altro sabato.
Per gli appassionati di storia e di ricerca, il santuario offre anche uno spunto di “avventura” documentaria. La sua gestione è stata per secoli legata a complessi rapporti di patronato con i proprietari della tenuta (prima i conti Bellicini, poi altre famiglie come i Tinti e i Bertelli), riconosciuti dalla Curia Abbaziale di Nonantola. Esplorare gli archivi parrocchiali potrebbe rivelare interessanti dettagli su questa vicenda, come suggerito dalla bibliografia storica.
Curiosità: Il santuario sorge su terreno che fu privato, un dettaglio che ne ha segnato l’organizzazione giuridica nel corso dei secoli. La sua storia è ben documentata in importanti pubblicazioni sulla storia religiosa modenese, tra cui “Santuari Mariani Modenesi” di Giancarlo Silingardi.





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