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Sacro Speco di San Francesco

Nel quattrocento, secondo la tradizione ad opera di San Bernardino da Siena, venne edificato il convento (ambienti modesti e spogli secondo la più pura volontà francescana) sui resti di un precedente cenobio benedettino, di cui ancora rimane un piccolo oratorio dedicato a San Silvestro: il nucleo conventuale si trova leggermente più a valle della grotta in un ripiano posto al di sotto dello sperone roccioso su cui si apre lo ‘Speco’. Nel XVI secolo in occasione di lavori di ampliamenti del convento venne innalzata accanto ad esso una piccola chiesa a navata unica con tetto a capanna ed una essenziale finestra circolare aperta sulla facciata.Epifania: La tradizione più nota legata al Santuario del Sacro Speco narra che in uno dei momenti di più acuta sofferenza fisica attraversati da Francesco, questi, avendo pregato intensamente per ottenere conforto e sollievo, sia stato visitato in questo luogo da un Angelo. La creatura di Dio sarebbe scesa dal cielo suonando una viola fino a posarsi su di uno sperone di roccia presente di fronte alla grotta per alleviare le sofferenze del Padre Serafico. Luogo: Grotta, Albero
Raccolta di ex voto: No

La storiografia francescana delle origini tramanda che San Francesco si sia ritirato in preghiera per la prima volta alla grotta di Sant’Urbano nel 1213. Il luogo aveva precedentemente ospitato un romitorio benedettino: questa fase prefrancescana è testimoniata dall’esistenza di una cappellina (un piccolo oratorio) dedicato a San Silvestro, che costituisce l’edificio più antico dell’intero complesso conventuale. La prima struttura architettonica dovuta alla presenza francescana è invece costituita dal ‘santuario’ vero e proprio: una celletta e una piccola chiesa del XIII secolo, edificata dai primi compagni del padre serafico. Il luogo ospitò alcuni fra i più zelanti seguaci della prima riforma, come il beato Pietro da Rieti che nel convento visse e morì in fama di grande santità. Nel 1523 lo Speco fu tra i primi conventi ad aderire alla Riforma. A partire dalla seconda metà del XIX secolo alcune infauste vicende travolsero la tranquilla vita del convento di Sant’Urbano, dove fino a quel momento aveva abitato senza soluzione di continuità una numerosa ed esemplare famiglia francescana. Nel 1866 il convento riuscì a superare gli eventi della soppressione postunitaria: poco dopo essere stato soppresso venne infatti riscattato e continuò ad ospitare ancora per alcuni anni una ridotta comunità di confratelli. Nel 1890 il Sacro Speco fu teatro di un efferato delitto: durante l’assenza di alcuni dei religiosi del convento, i tre frati rimasti allo Speco vennero trucidati da alcuni sconosciuti durante il pasto nel refettorio. Dopo pochi decenni, nel 1911, il Santuario venne totalmente abbandonato e i suoi antichi arredi vennero ampiamente depredati. Solo nel 1943, grazie alla volontà di un frate, padre Placido, il complesso religioso dello Speco è stato ristrutturato e riaperto al culto. Nel 1943 il Ministro Provinciale Bonaventura Marrani affidò la cura del luogo ad un volenteroso frate non della diocesi di Narni, padre Placido, che si impegnò a rilanciarne la devozione, ripristinando le feste tradizionali e illustrando le memorie francescane del luogo ai pellegrini. Nel 1911, in seguito alla divisione fra la Provincia di Santa Maria degli Angeli e di Santa Chiara, i pochi frati che abitavano il convento di Sant’Urbano vennero richiamati a sedi più importanti. Buona parte degli arredi sacri e della suppellettili vennero vendute, disperse o trasportate al vicino convento di Stroncone. Il convento e il bosco attiguo con il santuario vennero cedute in affitto a privati e caddero in uno stato d semiabbandono. Il luogo è sempre stato affidato alla cura dei frati francescani tranne una breve parentesi dal 1911 al 1943 in cui il convento era caduto in abbandono ed era stato affittato a privati.

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