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Santi Mario – Marta – Audifax – Abacuc

L’attuale chiesa, intitolata a Mario, Marta e compagni, secondo alcuni avrebbe preso il posto dell’antica basilica paleocristiana eretta sul sepolcro dei martiri. Vincenzo Fiocchi Nicolai, però, non condivide questa ipotesi e identifica i resti delle murature inglobate nella chiesa moderna con una preesistente torre semaforica di età medievale.Descrizione: Corpi dei martiri (anche se oggi non sono state individuate le loro sepolture). Si ipotizzano anche reliquie ex contactu se effettivamente un altare con fenestrella confessionis, rinvenuto nell’area, è da mettersi in connessione con le tombe dei martiri. Entrata in uso: tra l’anno 431 e l’anno 450 Reliquia: Ossa, Altra
Raccolta di ex voto: Dato non disponibile

Questi santi sono ricordati nel Martirologio Geronimiano; la sua data di redazione (431-450) viene assunta come terminus ante quem per la più antica attestazione di vita del santuario. L’anno 1236 costituisce un terminus post quem per il suo abbandono: in una Bolla di Gregorio IX (1227-1241) si ricorda ancora la plebs S. Marthae in Bucia. Quale leggenda di fondazione è stata considerata la passio che risponde all’esigenza di conoscere con dovizia di particolari le figure dei santi venerati. Spesso compilate molto tempo dopo gli avvenimenti narrati (con topoi letterari e aggiunte dovute alla pietas), le passiones non hanno valore storico ma attestano un culto già radicato e riportano con buona fedeltà il relativo luogo di venerazione dei santi all’epoca della loro compilazione. In particolare, le vicende di questi quattro martiri sono ricordate in una passio fantasiosa e leggendaria, attribuita al VI sec.. Per Mario, Audifax e Abacuc il supplizio sarebbe avvenuto lungo la via Cornelia sub arenario e per Marta nei pressi di uno stagno poco distante. La pia matrona Felicita li avrebbe seppelliti in suo praedio, sulla stessa via, nel luogo denominato Buxus. (Cfr. Fiocchi Nicolai 1988, p. 65). Le reliquie dei quattro martiri furono traslate a Roma in Sant’Adriano e Santa Pressede. Alcune furono inviate a Eginardo (il biografo di Carlo Magno) che le donò al monastero di Seligenstsdt. (Cfr. Gordini, in Bibliotheca Sanctorum, vol. VIII, coll. 1187-1188). In realtà, più che di un cambio di giurisdizione si deve parlare dello spostamento territoriale della diocesi da Lorium a Silva Candida.

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